Dal Trono di Spade al Castello di carte. Potere e serie tv per Dragonera

Pietrangelo Buttafuoco non è certo a digiuno di miti e leggende avendo pubblicato un romanzo, Le uova del drago (Mondadori 2005), che sembra perfetto per la biblioteca di Daenerys Targaryen. Con lui parliamo di Game of Thrones e House of Cards, delle serie tv specchio della realtà e del potere.

Pietrangelo Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco

Oggi l’Occidente sembra diviso e in crisi, forze possenti lo minacciano e rischiano di travolgerlo. La cartografia del Trono di Spade, la realpolitik del fantasy, può aiutare giovani e studenti a decifrare meglio la situazione internazionale?

“Il metodo per eccellenza, in politica estera, è il Game”, dice Buttafuoco. “Da The Great Game, il Grande Gioco di Peter Hopkirk, al Risiko non c’è solo il ribaltamento mentale tra un libro che è caposaldo degli studi di geopolitica e un ‘gioco di ruolo’, c’è soprattutto una prosecuzione di sistema e l’odierna situazione internazionale, costruita sull’eterno scacchiere di Oriente e Occidente, non può prescindere dal sottofondo ancestrale e mitopoietico di cui Game of Thrones è contemporaneamente scena e retroscena. La guerra vi signoreggia e il fantasy forgia ogni infinitesimale dettaglio della realtà”.

Daenerys Targaryen Game of Thrones geopolitica fantasy
Daenerys Targaryen Game of Thrones geopolitica fantasy

Dall’hard power successivo all’11 Settembre al soft power di Obama,  che storia e quale mentalità stanno esportando gli Usa grazie alle serie tv? E noi italiani dobbiamo accontentarci di Gomorra e Romanzo Criminale?

“L’India ha saputo tradurre tutto il patrimonio millenario della propria tradizione nell’apparato iconico come pure in quello pop – sia musicale che filmico – di Bollywood mentre l’Italia, che nella vena greco-romana ha pur sempre un deposito di grazia, armonia e storia universale (e un pantheon di divinità) di pari livello, non ha altra narrazione che la suggestione tutta di pittoresco e di delinquenza derivata dal moralismo giudiziario”, risponde Buttafuoco.

"C'è stato un tempo in cui il mondo si chiamava Roma" serie tv
“C’è stato un tempo in cui il mondo si chiamava Roma” serie tv

“Non c’è epicità e l’ultimo vero capitolo di ermeneutica del potere si ebbe con Il Padrino, un prodotto italiano nella coloritura, ma gemmato nella metodologia hollywodiana al punto tale che molte locuzioni, a partire dal titolo stesso The Goodfather, erano sconosciute alla stessa mafia che vi si adeguò adottandone con gli stilemi anche la struttura di racconto. Per non dire della colonna sonora”, prosegue.

“Cito apposta il film di Francis Ford Coppola e, di conseguenza, il libro che sta a fondamento di Mario Puzo, perché è l’esempio madre di un soft power che va a costruire un hard power. Una matrice di fiction che nei giorni nostri, nella versione delle serie televisive, conferma nelle storie scelte e nella conseguente visione del mondo un unico concetto: la volontà di potenza”.

Lilyhammer Frank Tagliano Giovanni "Johnny" Henriksen mafia Puzo Il Padrino
Lilyhammer Frank Tagliano Giovanni “Johnny” Henriksen mafia Puzo Il Padrino

Più in generale da Buttafuoco ci interessa sapere se è possibile imparare divertendosi, in un mercato della formazione che deve costantemente innovarsi per restare competitivo. Le serie tv possono essere strumenti di apprendimento complementari alla didattica tradizionale?

“Certo che possono esserlo. Come la tivù e così il libro – nella versione popolare – lo è stato. La memoria di Francia passa attraverso le avventure dei moschettieri. Sono state tramandate per via di libri ma anche, nella versione del Cyrano de Bergerac, per tramite teatrale. Dopo di che c’è anche una deriva pedagogica, falsante e moralista. Ed è l’imparare nel piagnisteo”.

The Musketeers Adrian Hodges BBC Alexandre Dumas I tre moschettieri
The Musketeers Adrian Hodges BBC Alexandre Dumas I tre moschettieri

Nel maggio scorso Matteo Renzi ha detto che le scuole di formazione politica dovrebbero aggiornarsi anche con le serie tv. Se a Buttafuoco capitasse di tornare dietro la cattedra per spiegare agli studenti com’è andata l’elezione del Presidente Mattarella cosa direbbe sul nuovo o presunto Frank Underwood nazionale?

“Sarebbe sufficiente un collage di sovrapposizione tra un radiogiornale, un cinegiornale e le istantanee della prima uscita domenicale. Un apoteosi di estetica da tigì governativo. Non c’è narrazione, solo celebrazione. Se poi Renzi vuole giocare alla ficaggine delle serie tivù, di cui fa solo un virtuoso cortocircuito di citazioni, sarebbe il caso di svelarlo nel suo vero riferimento: don Matteo. Da lì lui non si schioda”.

Don Matteo Renzi serie tv
Don Matteo Renzi serie tv

Detto questo cosa servirebbe per avere una House of Cards italiana? E agli italiani gliene frega ancora qualcosa? “Agli italiani importa, altro che”, risponde Buttafuoco. “Il prodotto di qualità vince comunque. E trova sempre un proprio pubblico. Una House of Cards italiana potrebbe darsi nell’unica condizione propria di ogni prodotto di qualità: con un investimento robusto. Senza soldi, da che mondo è mondo, non si canta messa”.

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“Perfino in una Rai lottizzata potrebbe riuscire un’operazione simile a patto di mettere in circolo ottimi sceneggiatori e artisti in grado di alzare il livello. YouTube e Vimeo potrebbero, in alternanza con i vecchi canali, essere contemporaneamente culla e destinazione di ogni ‘pensata’ ma quel che occorre è solo la capacità d’investimento sul genio. E genio è colui che sa intessere giochi e trame. Per il potere. Un po’ come fu Machiavelli. Altro non fu che il Machiavelli. Un game”.

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